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23/08/2005
Se una famiglia residente in uno dei 5 principali Paesi europei volesse mantenere un livello di acquisizione anche solo medio-basso o appena sufficiente di prodotti mediali (cultura e intrattenimento) si troverebbe a spendere una cifra compresa fra 1.250 e 1.700 euro l’anno (a seconda del Paese di residenza). Una dieta mediale veramente “spartana” o “misera” - composta dal canone TV, da soli quattro biglietti di cinema l’anno, da due CD-Audio e due DVD, da un quotidiano acquistato solo una volta a settimana, da un settimanale acquistato circa una volta al mese, da un mensile acquistato saltuariamente, da un videogioco e da due libri best seller - comporta un esborso variabile tra 400 e 500 euro l’anno. Una dieta mediale più “ricca” - composta dal canone TV, da venti biglietti di cinema l’anno, da dodici CD-Audio e dodici DVD, da un quotidiano, un settimanale ed un mensile acquistati con regolarità durante l’anno, alcuni videogiochi l’anno, da otto libri best seller e dall’abbonamento alla Pay TV annuale, con pacchetto “premium” - comporta un esborso, quantificabile tra 2.100 e 2.800 euro l’anno. Tutto ciò senza contare però le altre spese culturali (musei, teatri, concerti), i libri scolastici, le spese in telefonia fissa e mobile, accesso a Internet etc. Il confronto fra i prezzi dei singoli prodotti mediali mette in evidenza come, in genere, Gran Bretagna, Spagna e Italia siano i Paesi con i prezzi più elevati. Ci sono naturalmente eccezioni: il canone radiotelevisivo pubblico italiano ad esempio è molto basso rispetto a quello di Germania e Gran Bretagna, ed il prezzo dei quotidiani in Germania è invece tra i più alti d’Europa. Il costo della Pay TV in Francia è il più basso in Europa. Il caro-prezzi dei prodotti mediali ha generato fra gli utenti la ricerca di soluzioni alternative agli acquisti cosiddetti “premium”. Molte di queste soluzioni sono definibili “anti-editoriali” come la pirateria o il file sharing. Inoltre vanno definendosi nuovi modelli di business per l’offerta di prodotti a costi più contenuti o a titolo gratuito come nel caso della free press. Aumentano le soluzioni alternative, le offerte scontate e le promozioni ma il contenuto “premium” rimane caratterizzato da costi elevati.
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